La Costituzione della Republica Italiana " Art. 11 : L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."
Articolo tratto da L'espresso del 13-09-2011
Dossier di Silvia Cerami
Al costo di un cacciabombardiere F-35 si potrebbero realizzare 183 asili nido
per settanta bimbi, stipendi per insegnanti compresi. L'Italia ne ha appena
comprati 131: di cacciabombardieri, non di asili. Per non parlare del piano
Eurofighter e dei sommergibili. Una per una, le cifre di un Paese che taglia su
tutto ma non sulla guerra
(13 settembre 2011)
Ottanta milioni di euro di spese militari al giorno, pari a 500 dollari pro-capite. Oltre 600
generali, 2 mila e 700 colonnelli, 13 mila ufficiali, quasi 26 mila sottoufficiali e ben 70
generali di corpo d'armata, più del doppio dei corpi d'armata: una massa sterminata di
dirigenti con ricchi stipendi a guidare un numero sempre più esiguo di soldati. Una spesa
per armamenti che cresce senza freni e non conosce crisi. Un sistema, quello
dell'industria bellica nazionale, che è immune dai tagli della manovra. Se in Germania, la
cancelliera Angela Merkel, ha ridotto, già dal 2010, le spese per armamenti di 10
miliardi, in Italia il governo non ne vede la necessità.
Sono questi i dati che emergono dal dossier realizzato dalla Federazione dei Verdi.
"Molto di più di quanto
denunciato da padre Zanotelli", sottolinea il presidente
Angelo Bonelli. "Perché secondo i documenti ufficiali, il volume finanziario complessivo a
disposizione del ministero della Difesa è pari a 20 miliardi e 494,6 milioni di euro, nel
2011, a 21 miliardi e 16 milioni di euro, nel 2012, e a 21 miliardi e a 368 milioni di euro,
nel 2013. Ma una parte consistente delle spese per l'acquisto degli armamenti è iscritta
nei bilanci del ministero dello Sviluppo economico. A quanto ammontino i "fondistampella"
dello Sviluppo economico le carte ufficiali però non lo dicono: sono circa 900
milioni per il 2011, rispetto ad almeno 1.200 milioni degli anni precedenti, secondo una
stima che circola tra esperti della difesa".
"Il governo" - denuncia Bonelli - "non ha pubblicato un quadro trasparente di tutta la
spesa e a questi vanno aggiunti il miliardo e mezzo di tutte le missioni". Soldi quasi
sempre investiti senza gare d'appalto in nome della sicurezza nazionale, alimentando
così un sottobosco di subforniture e di contratti segreti. Il governo Berlusconi, in tempi
di crisi drammatica, ha messo a budget l'acquisto di 131 nuovi cacciabombardieri Jsf/F-
35, al modico costo unitario di oltre 114 milioni di dollari l'uno, ma non solo.L'elenco è ricco: l'ultima trance del programma per il caccia Eurofighter costerà all'Italia
5 miliardi di euro, senza considerare i 13 miliardi di euro già pagati. Poi ci sono gli otto
aerei-robot Predator senza pilota da comprare per la cifra di 1,3 miliardi di euro. E
ancora i 100 nuovi elicotteri militari NH-90 che peseranno sulle nostre tasche 4 miliardi
di euro.
E non manca la difesa via mare, con due sommergibili che saranno acquistati per 915
milioni e 10 fregate "FREMM" da ottenere per soli 5 miliardi di euro: quest'ultimo è l'unico
programma silurato dalla manovra che ha "affondanto" quattro delle navi.
Ma il capitolo più impressionante è quello della digitalizzazione: Forza Nec, una rete di
comunicazione satellitare che unirà i mezzi di terra, mare e cielo in un solo network.
Solo la progettazione costa 650 milioni, quanto alla spesa complessiva è stimata intorno
ai 12 miliardi. Servirà mai a qualcosa?
C'è chi sostiene che non siano spese ma investimenti, che creano un ritorno in
occupazione qualificata e ricerca tecnologica. Ma in una stagione di tagli a servizi
primari per i cittadini, questo bilancio bellico da superpotenza appare mostruoso. E se la
nostra industria militare ha vissuto una stagione d'oro - con blockbuster sui mercati come
il veicolo tattico Lince o l'elicottero d'attacco A-129 Mangusta - la cronaca giudiziaria
racconta come i contratti abbiano alimentato un sistema di potere parallelo.
Vicende come l'accordo panamense con sei pattugliatori navali "donati" a Panama grazie
all'intercessione di Valter Lavitola nella sua veste di consulente Finmeccanica. Un regalo
da cinquantina di milioni di euro che è stato prontamente inserito nelle maglie di due
decreti per il rifinanziamento delle missioni all'estero. "A conti fatti, solo con la scelta di
tagliare i nuovi programmi per l'acquisto di armamenti, si potrebbero risparmiare circa
43 miliardi di euro" fa notare Bonelli. E in effetti, con il costo di un solo
cacciabombardiere F-35 si potrebbero realizzare 183 asili nido in grado di accogliere
settanta bimbi, con stipendi per insegnanti compresi. Insomma un solo jet risolverebbe il
problema delle liste di attesa negli asili nido solo a Roma o potrebbe garantire
l'indennità di disoccupazione a 15.000 precari.
"I Verdi stanno raccogliendo le firma su una petizione popolare per il taglio delle spese
militari" annuncia Bonelli, perché "la politica non può continuare a far finta di non
vedere che la spesa militare aumenta esponenzialmente mentre si tagliano le garanzie
sociali." E l'invito, riprendendo le parole dell'amato presidente Sandro Pertini, è quello di
"Svuotare gli arsenali e riempire i granai".Fonte : http://espresso.repubblica.it/dettaglio/armamenti-la-super-casta/2160322?refid=0

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